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Case di Accoglienza Beato Pietro Bonilli

Spettacolo Teatrale “Tu lo conosci Shakespeare? …e chi l’ha visto mai!”

Spettacolo Teatrale “Tu lo conosci Shakespeare? …e chi l’ha visto mai!”

Diretta da Graziano Sirci la Compagnia Fragili Attrici delle donne della Casa Mons. Bonilli di Trevi delle Suore della Sacra Famiglia quest’anno è andata in scena in scena con lo spettacolo Tu lo conosci Shakespeare? …e chi l’ha visto mai! al Teatro Clitunno di Trevi il 31 maggio 2014 alle ore 20.30 e il 1 giugno 2014 alle ore 17 con la partecipazione straordinaria di una delle più grandi attrici del teatro italiano, Anna Maria Guarnieri.

 Nel programma educativo e di recupero delle capacità individuali, sono previste varie attività tra le quali quella teatrale che coinvolge le ospiti per diversi mesi l’anno. Responsabile del progetto è il regista Graziano Sirci.

Il laboratorio teatrale inizia nel 1995 con la messa in scena al Teatro Clitunno di Trevi de Il pifferaio magico. Seguono Cenerentola, La bella Addormentata, Bernadette, Pinocchio.

Nel 2001 grazie ad una proposta di Assunta Pierotti, psicoterapeuta, e Fiammetta Marchionni, neuropsichiatra, responsabili del progetto terapeutico della Casa, all’interno del passaggio dall’intervento di tipo assistenziale all’intento riabilitativo di promozione della persona nella sua originalità, si inizia a scrivere i copioni insieme alle attrici. Partendo dai loro racconti, dalle loro storie, dai loro ricordi ci si propone di ascoltare quello che hanno da dire, mettendolo in scena.

Uno spettacolo, dunque, costruito a più mani, dove le signore che vivono nella casa non sono solo interpreti, ma anche autrici dei testi rappresentati.

Per ogni spettacolo viene scelto un tema e su questo si concentrano tutte le attività per tirare fuori quello che le attrici hanno da dire a proposito.

Ci siamo occupati della percezione del tempo, dell’idea di famiglia in persone che non hanno più o non hanno mai avuto una famiglia, delle emozioni vissute dalle persone disabili spesso in modo estremo, della capacità di andare oltre, dell’essere donna di persone considerate eterne bambine, dei sogni, della musica, dei soldi e del cervello.

Quest’anno abbiamo scelto di riflettere insieme alle attrici sulla forte valenza riabilitativa del teatro. Non solo perché permette il miglioramento della capacità di gestire le emozioni, favorisce l’autostima delle protagoniste, il recupero del valore sociale di quanti partecipano, il miglioramento della capacità di espressione e della creatività ma anche perché permette alle protagoniste di rielaborare esperienze e di fare pace con alcune emozioni, di confrontarsi con tematiche stimolanti ed essere ascoltate come qualcuno che ha qualcosa da dire.

Il teatro diventa spazio per la narrazione di sé, connette e ricompone, assumendo tratti di liberazione e di cura, permette la conoscenza di sé, il riconoscimento della propria esistenza e della propria identità.

Da quando è iniziato questo lavoro le residenti sono più consapevoli e riescono a gestire meglio il proprio corpo… i gesti, le espressioni del viso, il linguaggio… Persone che quotidianamente hanno importanti difficoltà di relazione, sul palco rispettano i tempi, i ruoli, le regole; chi non parla, non si muove o si muove male, in teatro ha la possibilità di sentirsi apprezzato e diventare protagonista.

Le persone che partecipano alle prove e agli spettacoli sono diventate un vero gruppo, una compagnia teatrale che, dopo lungo tempo, abbiamo sentito di chiamare “Fragili Attrici”. “Attrici” perché è quello che loro sentono di essere e che a loro più piace, “Fragili” inteso come debolezza, facilità a rompersi e quindi come riconoscimento del limite, limite però che caratterizza ogni essere umano e che nel suo superamento svela la scintilla divina presente non solo nelle nostre attrici ma in tutte le persone che sanno cercarla.

L’amicizia con Anna Maria Guarnieri che le Fragili Attrici hanno conosciuto e con la quale si sono confrontate, in particolare sulle forti emozioni del “dietro le quinte”, diventa con questo spettacolo una importante esperienza di integrazione: persone normalmente considerate ai margini condividono il palco con una delle più grandi attrici del teatro italiano all’insegna della reciprocità.